Roberto Prosseda e TeoTronico, i piani di un linguaggio.

Roberto Prosseda è certamente uno dei pianisti che considero tra i migliori esecutori della musica di oggi. Ho avuto modo di incontrarlo in passato in alcune occasioni, tra suoi appuntamenti in conservatorio, masterclass e concerti. Ho avuto la fortuna quindi di parlarci, conoscerlo e godere di una preparazione interpretativa rara e delicata. Amo di lui il modo di suonare Mendelssohn ma ascoltando recentemente il primo dei suoi due dischi che indagano l’integrale delle sonate di Mozart, editi dalla Decca, mi sono accorto di quanto il suo sapere “travolga” senza paragoni epoche più lontane della nostra.
Parto da un punto. Roberto è un pianista di musica contemporanea. O almeno io lo conosco come tale. Disponibile e attento nei confronti dei compositori cerca un contatto con la materia sonora non solo rispettando la scrittura del compositore ma anche cercando un contatto con la sua natura.
Quando ascolto le sue esecuzioni della musica del passato, penso  che il motivo di tanta capacità interpretativa sia nascosto dietro i continui feedback tra mondo classico e mondo contemporaneo, grazie al coacervo di informazioni utili e interscambiabili che è parte integrante del linguaggio musicale.
Tra le decine di concerti ascoltati ultimamente, quello di ieri, un vero e letterale incontro-concerto del duo Roberto Prosseda e TeoTronico (tenutosi nella mia città grazie all’iniziativa dell’associazione musicale Gioacchino Rossini in occasione della nuovissima e scintillante manifestazione BAclassica), non mi ha colpito certo per il programma. In realtà ho apprezzato tantissimo il notturno per mano sinistra sola di Skrjabin ma l’incontro di ieri si è illuminato perchè si è rilevato una vera lezione di esecuzione interpretativa al pianoforte che utilizzava una terminologia tanto semplice quanto intensa, cara negli ambienti di composizione.
Concetti di paesaggio musicale, profondità di campo, raccolta degli elementi armonici di un basso a favorire l’esposizione di un accordo, sono concetti di una profondità senza precedenti. Sono quei concetti che permettono senza indugi di collegare Bach a Stockhausen, Rossini a Berio, Ravel a Grisey. Sono quei concetti che mostrano un collegamento che molte persone non colgono, semplicemente perchè si sono perse o sono sorde alla musica del secolo corto.
Per fare ciò Roberto collabora con un robot chiamato Teotronico che da quasi sei anni duetta con lui in questi incontri-concerto.
TeoTronico è stato ideato e costruito da Matteo Suzzi ed è un pianista-robot che possiede 53 dita appoggiate su un vero pianoforte ed è quindi capace di eseguire partiture di ogni epoca.
Io penso che la lettura di questo concerto sia da leggere su diversi piani e che questo consenta a chiunque di cogliere informazioni importanti. Da colui che accede ad un mondo fino ad ora sconosciuto allo studente pianista o al professionista del settore, penso nessuno possa rimanere indifferente alla forma divertente ed estremamente matura di questo incontro.
Dal mio personale punto di vista, il dialogo tra Roberto e TeoTronico non è importante al fine di evidenziare le differenze esecutive tra robot e uomo, certamente il tema di questo concerto, ma il fatto che attraverso questo mezzo si possano aprire riflessioni all’interpretazione che solitamente sono chiuse nelle classi di masterclass specialistiche. E non intendo solo nelle masterclass degli ambienti esecutivi, ma anche in quelle degli stessi compositori.
Queste nozioni certamente sono il modo in cui anche il non addetto ai lavori può imparare ad ascoltare la musica in modo diverso, in modo “moderno” e questa è la chiave di volta per una lettura trasversale della musica di ogni epoca e di ogni stile. Queste nozioni sono mezzi importantissimi per imparare ad ascoltare!
Roberto elenca una dopo l’altra, con una semplicità disarmante, informazioni che hanno una visione che solo un grande interprete o un grande compositore può avere e nonostante ieri mattina fosse a Bucarest per le prove con la Enescu Phihlarmonic Orchestra, è arrivato in una città in Italia, ci ha deliziato come un bel sogno di sera, ed è ripartito di nuovo in Romania per eseguire questa sera il primo piano concerto di Mendelssohn diretto da David Gimenez.
Questa capacità di Prosseda di arrivare ovunque, fisicamente e nell’anima, è il mio più bel modo di invitarvi ad andarlo ad ascoltare e godere di quelle pillole che rendono questo mondo certamente un mondo migliore.

Autore: Roberto

Roberto Brambilla - www.robertobrambilla.it - www.robertobrambilla.com - www.taukay.it -

Rispondi