Gli orologi molli

La persistenza della memoria

 

La persistenza della memoria“, anche conosciuto come gli orologi molli di Dalì, è certamente uno dei quadri che più mi hanno suggestionato in gioventù. Mi ha sempre dato da pensare come a volte certe intuizioni in mano a certi geni del calibro di Dalì (o di Schubert, o di Le Corbusier, …) possano prendere forma in così poco tempo e con tanta capacità. Dalle interviste a Dalì ad esempio il maestro ci spiega come gli “orologi molli” siano nati (a mio dire, me ne assumo la responsabilità) quasi per noia, in attesa che la moglie tornasse dal cinema o chissà da dove, non ricordo bene, in un paio di ore. Non tutte le opere nascono così … a dire il vero spesso sono frutto di mesi dedicati ad esse, se non anni. Resta il fatto che il loro valore artistico possa davvero essere paragonabile indipendentemente dalla difficoltà nel raggiungere l’obiettivo prefissato dall’artista.

Vi parlo degli orologi molli semplicemente perché i lavori che sto scrivendo in questo periodo si possono riassumere nel concetto, purtroppo più lato della bellezza del pensiero di Dalì ne “La persistenza della memoria”. Sto infatti dedicandomi ad una serie di lieder che si esprimeranno attraverso gli usi e le tecniche di 10 (forse saranno 12) compositori della storia che abbiamo tutti amato. E’ come se ripercorressi con una memoria, logorata sì dalle informazioni di oggi tuttavia persistente ed “attuale”, il percorso liederistico dall’epoca classica a quella contemporanea.

Il compito è davvero complesso, anche perché man mano che scrivo, sono moltissime le suggestioni tecniche ed estetiche da limitare e altrettante quelle da tenere da conto per ciascun compositore.

Il mio, il nostro mondo, è una scatola di informazioni che preleviamo a nostra discrezione. In questo panorama essere un autore di oggi, criticabile o meno, è sotto alcuni punti di vista molto più semplice. Di contro nello scrivere musica oggi c’è effettivamente e per fortuna una libertà di espressione infinita. Siamo noi, con le nostre esperienze e i nostri occhi a limitare questa espressione e convogliarla verso i nostri fini, secondo la nostra estetica. Per chiarire il vantaggio di ciò è invece poter affrontare qualunque nostra suggestione.

Ma se l’autore di oggi si pone le problematiche del passato, cercando di arginare un esperienza “che è nel proprio DNA”, e tenta di scrivere come addirittura un determinato compositore, che ha vissuto e scritto in un epoca diversa, allora i problemi che si pongono non si limitano alla natura tecnica del progetto.

Non solo, qualunque passo per il quale si opterà in tale ottica, sarà un possibile bivio verso il fallimento perché per tanta attenzione possibile, il dubbio che una determinata scelta (tra le infinite possibili in un progetto) sia legata alla propria arte e non al compositore a cui la si dedica, diventa ossessionante.

Per arginare questo problema è necessario entrare in un ottica diversa da quella artistica e cioè quella dell’artigianato.

Personalmente non mi sono mai considerato un artista, piuttosto un artigiano, ma adesso devo mio malgrado accettare che il lavoro di artigianato possa comprendere più opzioni di quante ne accettassi e diventare davvero un artigiano.

Mi spiego meglio attraverso lo schema che sto utilizzando, riassumibile per ciascuno dei lieder che sto scrivendo.

Sostanzialmente la prima cosa che faccio per avvicinare me e gli usufruitori di questi lavori è prendere un opera famosa del compositore a cui mi sto dedicando e partire da lì.

Ci tengo a precisare che per pudore e totale reverenza verso questi autori che vado a saggiare (e devo dirlo… cosciente di passare sopra le opinioni di nobili persone che passano un intera vita a studiare un compositore in particolare; che davvero abbiano pietà di me!), scrivo all’inizio, nel bel mezzo o alla fine del mio lavoro, la citazione da cui ho avuto l’incipit del progetto su quel dato lied. Questo può essere trasformata per esigenze legate all’organico del lied che sto scrivendo (voce e pianoforte) ma, se si ha un minimo di conoscenza del compositore preso in esame o si presta un minimo di attenzione, si potrà riconoscere facilmente. Per scrivere intendo proprio che scrivo la parte del compositore (e ne scrivo anche sopra il titolo da cui è tratta … ci mancherebbe … ).

Nel caso di Schumann per esempio ho tratto alla lettera e ho solamente trasposto il finale di “Widmung” e da lì sono partito. Solamente trasposto lo dico in termini tecnici in quanto il pezzo originale è in lab maggiore ed io lo riscrivo in la maggiore ma il mondo sonoro per quanto salga effettivamente di un solo semitono è un mondo totalmente diverso. Ma questo è noto e non è che sia poi così fondamentale in questo contesto.

Altre volte prelevo o preleverò il mio incipit anche da partiture di organico assai diverso, quali partiture per orchestra ad esempio, e ne trarrò con le dovute conseguenze quello che potrà esse un colore di base del mio lavoro, o altro relativamente ad esso. La materia dei miei orologi, tornando allo spunto su Dalì, è viva ed è logorata dalla memoria del mio essere compositore e quindi in senso lato, dal tempo dell’individuo e non dal tempo della società.

Nella musica infatti, per quanto strumenti sempre più raffinati ed esecuzioni sempre più attente modifichino la memoria dell’opera nella sua integrità sociale, così non è per l’opera stessa, sempre viva e coerente nel tempo in cui si adopra.

Ci tengo però a far comprendere dove sia il lavoro da artigiano in questo mio ciclo di lieder. Riduciamola così: si tratta di prendere un quadro, ammirarlo nella forma, negli oggetti che si identificano (se ci sono) prendere quegli oggetti e riportarli similmente ma ruotati secondo un altro punto di interesse, in un altro quadro dello stesso autore, utilizzando “una delle tecniche” da lui stesso utilizzate.

Si forma una sorta di fruizione del materiale a “scatole cinesi”. Avete presente? Una scatola può essere inserita dentro ad un altra e così via. Questo è il principio su cui ho fondato questi miei lieder. Non cerco di inventare nulla (artigiano resto) ma prelevo invece le informazioni direttamente dalla enorme quantità di composizioni lasciateci in eredità. Il mio lavoro per imitazione quindi segue le direttive che gli stessi compositori mi lasciano ed inserisco una serie di micro forme in una macroforma sempre tratta dal compositore. Questo penso sia forse l’unico modo per ricreare quel mondo meraviglioso che questi compositori ci hanno lasciato limitando la forte responsabilità che provo verso una scelta così forte.

Anche se adesso è presto parlarne questi lavori verranno registrati tra circa 6 mesi e messi in vendita nel prossimo futuro. Non posso parlarvi di nulla ancora ma ci sono delle belle notizie che potrò condividere tra poco tempo. Alcune derivano da produzioni più lente, altre da conferme recenti.

A presto,

Roberto.

 

 

 

Autore: Roberto

Roberto Brambilla - www.robertobrambilla.it - www.robertobrambilla.com - www.taukay.it -

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