I concorsi, oggi una disgrazia della musica.

Concorsi

 

Oggi vi propongo un tema che trovo davvero importante e inizierò subito con la tesi:

Non bisogna iscriversi ai concorsi di musica!

Premesso che cercherò di cancellare questa tesi, essendo essa una teoria del tutto approssimativa, che non può controllare la qualità di ogni singolo concorso, vorrei mettere davvero in guardia i giovani musicisti o i professionisti nell’iscriversi ai concorsi di musica.

Personalmente ho partecipato a 10 concorsi internazionali di musica e da quanto ho compreso dai miei colleghi sono davvero pochi. Posso dire che in media un musicista, che voglia fare dei suoi studi il proprio lavoro, “tenta” circa una decina di concorsi ogni anno! Capite da soli le speculazioni che si stanno creando intorno a concorsi che fioriscono ogni giorno con molta facilità.

Da parte mia ho compreso di avere avuto parecchia fortuna. La mia candidatura ha restituito un concorso vinto (non è proprio vero, lo spiego tra brevissimo), due segnalazioni, una lettera molto carina e gentile in forma privata da parte del M° Roberto Pregadio.

Del concorso di cui accennavo ne parlo come vincitore unico ma in realtà ho ottenuto un punteggio sufficiente ad ottenere il terzo posto di categoria, con il primo posto ed il secondo posto non assegnati. Mi spiego meglio per i non addetti: alcuni concorsi, andando avanti in questa lettura capirete che è una fortuna, tendono ad assegnare un punteggio. Viene dapprima definito il punteggio minimo per i posti assegnati. Ad esempio per essere primo devi ottenere un punteggio di 98/100, per essere secondo 90/100, terzo sopra gli 82/100. Ebbene, se tu candidato ottieni 85/100 arrivi terzo, indipendentemente che altri candidati abbiano raggiunto punteggi più alti o meno.

Nel mio caso al Concorso PAS 2014 ho ottenuto un punteggio tale da essere considerato terzo ma non vi è stata assegnazione del primo e del secondo posto. Lasciatemi quindi tranquillamente affermare che sono per definizione “vincitore unico”.

Maliziosamente si può pensare che questa modalità sia stata pensata per evitare di consegnare problematici premi in denaro ai primi posti. In realtà questa modalità ha radici in premi molto importanti ed è in pratica un ulteriore modo di differenziare la qualità di chi giudica dal candidato, considerato “giovane promettente”. Un premio che non premia un vincitore è un premio che sostiene che nella propria lista di candidati nessuno merita tale possibilità! E devo ammettere sia davvero difficile crederlo. Eppure che ci crediate o no, è uno dei migliori sistemi che abbiamo per l’assegnazione di un premio in musica. E’ davvero uno sport violento il nostro (cit. film “Shine”), ma è uno sport che può non premiare!

Mi considero fortunato in ogni caso. C’è tanta gente più brava di me (e anche della giuria giudicante) che non ha la fortuna di ricevere neppure una segnalazione.

Ma torniamo al perché non bisogna iscriversi ai concorsi, di qualunque strumento. Il mio articolo non è una dedica ai concorsi di composizione. Li inserisco giustamente nel gruppo ma sono allibito soprattutto per i concorsi di canto e strumenti. Quelli di canto poi sembrano il male fatto a persone … del resto dove girano molti soldi, girano molti truffatori.

Con le dovute eccezioni le motivazioni per non iscriversi sono, per statistica:

1- I concorsi sono a pagamento.

2- Passano alle finali persone che hanno avuto contatti con i giurati (o ne sono addirittura allievi).

3- Non affrontano appieno le promesse in bando in caso di vincita (non c’è divulgazione,  non pagano il dovuto, ecc…)

Nel tentativo di evitare di appesantire la sconcertante realtà di molti concorsi cerco quindi di indirizzarvi su quelle caratteristiche che ci facciano propendere verso l’iscrizione:

1- La “validità” del concorso e i nomi dei giurati.

Se si tratta di un concorso che viene svolto da molti anni si può considerare tale concorso un impegno importante per gli organizzatori, che ogni anno si ripetono nelle fatiche dell’organizzazione. Purtroppo non è proprio così ma da qualche parte dobbiamo pure andare. Un concorso presente da trent anni può essere vincolo di importanza.

Nel caso si voglia partecipare ad un concorso è necessario che venga nominata la giuria nel bando.

Non iscrivetevi a concorsi che non nominano la propria giuria in bando.

E’ importante sapere chi è in giuria, può essere garanzia di qualità, anche se non di affidabilità. Non solo, se all’appuntamento manca un giurato e non è espressa nel bando questa possibilità, rifiutatevi di partecipare e fatevi rimborsare iscrizione, viaggio e danni. Se un giurato non ha trovato il tempo di partecipare al concorso quando si sono scomodati 300 iscritti, a meno di motivazioni più che importanti (che non devono essere “aveva altro lavoro da svolgere”!), il concorso non può procedere alla corretta valutazione dei candidati. Questo per un motivo semplice: una giuria deve essere scelta con la funzione di vagliare diversi aspetti del candidato, cosa che non può fare un semplice giurato solo (in giuria può esserci il tecnico, il letterato, il qualunquista … punto è che ad ognuno ci si affida per la propria valutazione, grazie all’esperienza che possiede) e quindi la giuria potrebbe non avere la capacità di delineare tutti gli aspetti per una corretta votazione.

2- Nel bando deve essere dichiarata la modalità di votazione.

Questo è l’aspetto delirante di questi individui che tentano di far cassa a Vs spese. Non vi è dichiarato nulla a proposito della votazione. Spesso non li vedi neanche scrivere un parere sul candidato. Ho visto delle croci su fogli bianchi in concorsi da 400 candidati! Come fai a ricordarti chi era il candidato a fine giornata?

In un bando di concorso deve essere indicata con minuzioso dettaglio l’operazione che la giuria svolge al fine di procedere alla valutazione del candidato.

Una breve pausa. Mi piange davvero il cuore se penso che sto parlando così di tutti i concorsi. Il mio intento è chiaro. Se volete iscrivervi pensate che potreste solo far parte di quelle persone che vanno ad ingrassare giurati che hanno a loro volta già i propri pupilli che partecipano. Davvero si può pensare esistono concorsi puliti? Sì, ma lo dico spinto unicamente dal cuore, nella realtà purtroppo ad oggi ne ho viste troppe e sono un po’ stufo. Dopo indicherò un metodo, se lo Stato volesse intervenire!

Inoltre sarebbe bella cosa sapere chi ha votato per chi. Venire a conoscenza di giurati che hanno votato per propri allievi mi fa davvero arrabbiare. Sarebbe sufficiente mettere per iscritto che il giurato non vota perché partecipa una persona a cui ha insegnato! Può accadere! Basta essere chiari.

L’aspetto della votazione poi è delirante. Lo scorso anno ho assistito a due concorsi, entrambi in provincia di Milano, dove si sentivano le grida dei giurati che litigavano tra loro perché dovevano assegnare al proprio pupillo il premio ambito. Se si richiedono i verbali sulla propria valutazione si verrà sommersi da scuse esilaranti e pochi dati ufficiali.

Per quanto mi riguarda la “votazione dei tuffi” potrebbe essere un esempio per tutti. Ammessa una giuria di tre tecnici, un lato artistico, uno esterno e quello che preferite, le votazioni avvengono mediante la media a cui si toglie il voto più alto e il voto più basso. Essendo sempre una questione relativa al rapporto:

un giurato che equivale a insegnante / un candidato che equivale ad allievo,

questa soluzione eliminerebbe il problema.

Soluzione semplicissima, che non è atta a bloccare le malintenzioni ma che permette di arginare una prima ondata di irregolarità.

3- Il concorso non deve essere a pagamento!

Miei cari! La verità è che chi vuole organizzare i concorsi non deve chiedere a Voi un solo euro. La gestione economica dei concorsi deve essere rivolta attraverso società o Stato. Questo sarebbe il primo vero passo per dimostrare che si è intenzionati a promuovere la cultura e la professione del musicista. Spese di amministrazione? Ma non fatemi ridere! Si tratta solo di guardare avanti e non nelle proprie tasche.

E in più… concorsi che sono sponsorizzati ne esistono eccome, perché dover chiedere ulteriori soldi ai candidati? E per i concorsi che non riescono ad avere sponsor, pensiamo che può significare, o che non sono fortunati o che non sono capaci. E allora, se non sono fortunati o capaci a chiedere sponsorizzazioni, perché sul piatto della bilancia deve essere messa la vostra fortuna e la vostra capacità?

Dicevo di un intervento dello Stato nei concorsi privati. Uno Stato che dovrebbe promuovere la cultura per cercare di migliorare il proprio futuro, penso dovrebbe sempre intervenire e porre delle “commissioni di sicurezza” che stiano ad ascoltare il procedere delle valutazioni dei concorsi pubblici e privati. La commissione non deve intervenire nella votazione ma semplicemente verificare se un giurato sta tentando di corrompere la giuria (oggi mi fai questo favore, domani lo faccio io a te) o se esistono tensioni tra i giurati  tali da comprometterne il giudizio.

4- Il concorso è una prova di maturità.

Abbiate cura, se siete esecutori, di prendere in esame queste esperienze. La giuria non vi darà nulla che un mero voto e l’occasione di scrivere in curriculum del loro concorso, ma l’esperienza di ascoltare altre persone, per quanto maledettamente difficile in tale occasione, è motivo davvero per cogliere fino a che a punto siete arrivati e per trovare nuovi stimoli. In ogni concorso si deve “davvero morire” per eseguire la propria parte.

Bene, le regole suddette sono mio parere le condizioni per potersi iscrivere. Purtroppo sono rare condizioni. Però Vi posso proporre delle valide alternative.

Per esempio … mi rivolgo ai signori compositori. Pagare per pagare, perché piuttosto del concorso, non si fa cassa di quei soldi (i compositori a cui ho chiesto spendono davvero intorno ai 400 euro l’anno in concorsi) per poter aprire una propria società musicale? Dieci compositori a 4000 € trovano con molta semplicità un giovane ensemble con il quale collaborare per cinque date! Molti di questi compositori che pagano quei soldi, cinque date all’anno con un ensemble se le sognano, e le possibilità di cooperare diventano molto più interessanti rispetto al semplice sperare di vincere il Takemitsu. E non certo perché non sia importante ma semplicemente perché va a sole tre persone all’anno e i bravi compositori sono molti, molti di più. Inoltre bisogna viverci facendo il compositore, di speranza facciamo prima a morire! E quando arriverà il momento, saranno tutti a dire che siamo grandi compositori per prenderci quei soldi che non ci hanno dato quando avrebbero dovuto. Quando siamo parte dell’infinito!

Non solo. Grazie a persone che lavorano in SIAE, la società tanto screditata ha già distribuito un fondo nel 2015 a difesa di iniziative e società che si occupino della divulgazione della musica scritta (o colta, o come preferite).

Ci sarebbero milioni di cose da dire ancora relative alla tutela dei concorsi, ma la decisione di scrivervi apertamente mi permette di scrivervi ancora! Intanto semmai pensate a delle masterclass, che offrono davvero maggiori possibilità e coinvolgimento professionale.

Ma lo avrete capito. Se volete iscrivervi ad un concorso fatelo a ragion veduta e solo a determinate condizioni, che decidete voi, non il concorso. Perché la metà dei giurati non hanno nè l’orgoglio né la volontà di comprendere quali dovrebbero essere le vere intenzioni di un concorso. Per la maggior parte di loro è la cosa più importante del proprio curriculum …

La maggior parte dei concorsi non vale le vostre preoccupazioni e la vostra capacità … e non solo, a vittorie di concorsi infimi potranno seguire soltanto dubbi sul vostro reale talento. Io mi tengo già da tempo a debita distanza da taluni dichiarati vincitori.

Scrivere di aver vinto qualcosa non è minimamente paragonabile alle  soddisfazioni che offre il poter vivere del proprio mestiere.

 

 

 

 

 

 

 

Autore: Roberto

Roberto Brambilla - www.robertobrambilla.it - www.robertobrambilla.com - www.taukay.it -

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