Le prime tre del 2016

Lavoro

 

Ufficialmente questo blog è ancora in costruzione ma con inaspettata impazienza, vuoi per tristi motivi, vuoi per motivata speranza, ho giá iniziato a scrivere qualche mia dedica. E tutto sommato non vedo perché iniziare in modo diverso. Ho sempre posto il bene altrui di fronte al mio e negli articoli precedenti parlo di persone alle quali ho voluto o voglio davvero bene. Quindi penso di aver trovato il modo giusto per iniziare queste pagine.

Questo blog è nato del resto per tre principali motivi:

1- Dediche ad amici/colleghi che hanno cambiato il mio modo di vivere o hanno collaborato con me.

2- Articoli, critiche ma soprattutto divulgazione della musica contemporanea su una scala diversa attraverso comparazioni di analisi e analisi di partiture di ogni epoca.

3- Parlare di me e dei miei lavori

Il sito, essendo in lavorazione, non mostra ancora molto dei miei lavori ma oggi voglio parlarVi dei miei impegni per il 2016 e a quale punto sono.

Sostanzialmente ho 7 lavori in progettazione, uno di mio conto per una persona che vorrei convincere a farmelo eseguire, uno di cui ancora non ho definito nulla ma ho gli esecutori interessati, un lavoro per un cortometraggio che però avrà una vita propria a seconda degli accordi che si definiranno, due commissionati e due richiesti. La differenza tra i lavori commissionati e i due richiesti mi pare chiara. In uno un azienda pone fiducia nella tua artigianalità e ti paga, nell’ altro qualcuno prova a chiedervi di scrivere un lavoro gratuitamente. Un po’ come se andassi dal falegname a chiedergli se mi costruisce un armadio, comunicandogli però che non lo pagherò perché comunque mostrerò come lo ha fatto bene a tutte le persone che mi verranno in casa. Al di là di quella che pare una polemica, io ho deciso di scrivere questi lavori per un motivo in particolare e molto semplice. Queste persone sono persone che stimo molto. Non necessito di altro se non di decidere quali saranno i tempi per la consegna. L’altro motivo per cui si accettano tali richieste è che sai che avranno un impatto enorme sulla tua professione ma questo punto di vista è davvero un terreno delicato. Quale è la società che può darmi tanto da coinvolgermi in un progetto dove metto sui piatti della bilancia, la mia professionalità da un lato e l’impatto che questo avrà dall’altro? In pratica fino a quanto sono disposto a svendermi? Neppure il Teatro alla Scala varrebbe questo, ma fortunatamente il Teatro alla Scala paga sempre e non si arriva alle condizioni sopra. E spero si intenda, che non sto parlando di ego o di umiltà, ma di sole e banali problematiche economiche legate al vivere come compositore oggi.

In ogni caso, conosco tanti compositori che hanno scritto gratuitamente per società importanti e li giustifico ampiamente. Ognuno deve cercare la propria strada come preferisce. E in questo non c’è niente di male.

Temo soltanto che questo nostro mestiere finisca in miseria perché si cerchi sempre la soluzione più semplice. Questo non lo condivido, ma soprattutto mi preoccupa.

Ebbene, sono ora a parlarvi di miei tre lavori, che si sono conclusi oggi.

Oggi in particolare si è trattato di una revisione del mio secondo lavoro del 2016. L’avevo lasciato un po’ da parte per rileggerlo dopo un po’ di tempo. E’ una tecnica che funziona molto bene con me dato che sono davvero un grande pasticcione distratto nello scrivere (e nel copiare!).

Iniziamo allora da questo. Presto inserirò in catalogo tutti i dati dovuti. E nel catalogo inserirò anche le registrazioni ma ho bisogno di un po’ di tempo.

Brise Marine

Il pezzo si intitola “Brise marine” ed è un lavoro davvero particolare per le scelte che ho intrapreso. Si tratta di un lavoro in stile! Ebbene sì, per una strana coincidenza legata a “problematiche tecniche” (non mi addentrerò) di un pezzo che dovranno suonare intorno a giugno, ne è venuta fuori l’idea davvero criticabile di scrivere una chanson in stile ottocentesco. Ne è venuta fuori per dirla in breve “un aria Verdiana che canta in francese” … che disastro! … o meglio vi è una metà di francesismi poco raccomandabili seguiti da un temperamento Verdiano su testi di Mallarmé. Se cito Mallarmé avrete già capito chi fosse il compositore ispiratore, tant’è che ho tratto il tutto da un frammento di una sua Chanson. Da qui ho sviluppato il mio modo di intraprendere la lettura di quella cellula tematica e lo sviluppo ha portato a questo pezzo bizzarro. Non è certo un lavoro di cui vado fiero ma neanche a dirlo, ho già ricevuto tanti apprezzamenti e addirittura la richiesta di scriverne altri! Non solo, parrebbe al momento che ci saranno tre esecuzioni di questo lavoro, dopo appena una settimana dalla sua “divulgazione” e forse, se una persona a cui ho chiesto lo vorrà, lo orchestrerò per una piccola orchestra per un ennesima esecuzione.

E a questo punto… ecco la mia idea da “interludiare” tra i lavori da consegnare in questo 2016. Scrivere una serie di lieder in stile, di diversi compositori, a mia libera scelta. Mi piacerebbe scrivere dieci pezzi in stile di (in ordine sparso):

  • Debussy
  • Ravel
  • Wagner
  • Brahms
  • Schubert
  • Schumann
  • Verdi
  • Stravinskij
  • Schoenberg (pre-dodecafonico)
  • Webern
  • Solbiati

Conosco abbastanza ognuno di questi compositori da poter descrivere quali siano le caratteristiche che li differenziano, fino ad un buon dettaglio, quindi penso davvero sia fattibile, se lavoro con la giusta dose di preparazione e appunti.

Gli altri due lavori finiti sono un pezzo per pianoforte a 4 mani ed una “suite” per un cortometraggio per flauto, violino, violoncello e pianoforte.

No, non mi sono rimbambito, se ve lo chiedeste. Il caso ha voluto che mi sia capitato di scrivere anche della musica al servizio di immagini … in fondo dipende sempre da come la si scrive.

Del lavoro per pianoforte a 4 mani posso dirvi che ho immaginato una sorta di super-strumento, tema piuttosto recente della musica, nella quale si potessero valutare, non solo alcune delle possibilità che un solo pianista non può eseguire, ma che delle figure fossero attinenti una sola serie di gesti. Dal punto di vista compositivo ho cercato un accordo molto lato (molto esteso) tale che potesse essere suonato solo da quattro mani che viene montato attraverso l’utilizzo del pedale tonale, durante l’esecuzione, intervenendo su una certa modalità di costruzione che lasciasse risuonare le note di questo accordo (al fine si “montasse” mano a mano durante l’esecuzione). Quando il percorso dichiara l’accordo, ricomincio un percorso di analisi che permetta di vedere lo stesso in maniera differente, un po’ come accorgersi di come è fatta la parte posteriore di un vaso, solo a patto di girarci attorno.

Il pezzo sviluppatosi inizialmente sulla tastiera, mobiliterà poi uno dei due esecutori a cercare suoni preparati in cordiera.

L'impronta di una foglia

Avevo iniziato “L’impronta di una foglia” con appunti, relativi alla parte centrale e finale, totalmente diversi dal percorso che ho seguito. Il fatto é che durante la scrittura del pezzo è scomparso Boulez. A questo punto ho tratto dal registro delle zone sicure (non da suonare) ed ho installato dei chiodi in cordiera tali da permettere di ricreare una situazione di campane. Il rintocco di queste campane, il primo lo si ascolta quando stavo scrivendo il pezzo il 5 gennaio, diventerà parte di contrasto con l’idea principale e darà vita ad un percorso che non avrei mai previsto prima di quella triste data. Per questo credo sia davvero interessante. Perché sono gli innumerevoli intrecci che ci permettono di creare nuove strade.

Per concludere, i primi tre lavori di questo 2016 si sono appena conclusi, e stanno creando aspettative particolari per questo anno. “L’impronta di una foglia” è destinato ad un pubblico accademico o comunque interessato, Brise Marine, chanson in stile tardo ottocentesco su testi di Mallarmé, é piacevole ma resta pur sempre un esercizio, mentre #act 1, il lavoro per il corto, troverà i suoi spazi su una pellicola, sempre che gli accordi arrivino. Di questo diró solo che è un lavoro dove ho cercato solo effetto, non ne abbiano a male i “compositori della struttura”! Dobbiamo pur sempre lavorare, ed io sono rimasto coraggiosamente in Italia.

 

 

 

 

 

 

 

Autore: Roberto

Roberto Brambilla - www.robertobrambilla.it - www.robertobrambilla.com - www.taukay.it -

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