Rigoletto per tutti, amico per me

Io e Federico

 

Parlare di Federico Longhi mi riempie di emozione ed oggi è davvero un occasione d’oro per descrivervi quale uomo intenso e capace egli sia.

Come forse avrete già letto (e se non lo avete ancora letto eccovi subito il link della critica del suo Rigoletto) il M° Longhi ha ottenuto una scia di successi davvero interessante ed in particolare questo suo Rigoletto sta rimbalzando un po’ per tutto il globo per le ottime critiche ricevute.

Era un debutto importante quello tenutosi al teatro filarmonico di Verona e Federico era davvero raggiante in questi giorni. Ma gli articoli li potete leggere da soli. Lasciatemi dire del dietro le quinte, di quello che un grande artista come lui riesce ad esprimere al di fuori della sua professione, nonostante la tensione che si potrebbe accumulare per la grande responsabilità.

Se non vi è chiaro di quale tensione stia parlando pensate che miei colleghi compositori in passato, ben prima dell’entrata degli esecutori in scena mi hanno zittito ad una semplice domanda, con un gesto maleducato, solo perché a un ora e mezza di distanza quegli esecutori gli avrebbero suonato un loro brevissimo pezzo. Una sorta di atteggiamento che nulla ha a che fare con la capacità di dire semplicemente “questo è il mio lavoro”. Certo è un lavoro particolare per molti ma in realtà siamo solo artigiani, che ci piaccia o no. E il successo è nelle mani della simpatia del caso, in mano nostra c’è solo l’esperienza che possiamo portare su un palco.

Per gli esecutori questa tensione è decisamente peggiore! Noi compositori abbiamo fatto i nostri compiti a casa e godiamo (si spera) e ci confrontiamo con l’ascolto. Gli esecutori no!, sono lì presenti nota su nota, con una responsabilità che risponde all’istantaneità di un atto che dura pochi millesimi di secondo e che si ripete all’infinito, o quasi.

Quindi immaginatevi cosa si possa provare, nonostante si abbia già avuto la fortuna di essere stati diretti da una guida come Riccardo Muti, i pochi minuti precedenti all’esecuzione di un ruolo così importante quale è il Rigoletto.

Ed ecco il punto, gente che si scanna dietro le quinte, brutti commenti, ecc. sono all’ordine del giorno.

E poi c’è Federico Longhi. Un uomo che nonostante fosse ai lavori in corso per il suo Rigoletto ha trovato il tempo da andare dalla sua allieva Anna Pirozzi, tesa per il suo ruolo al teatro alla Scala e ha trovato il tempo per incontrare Gesu Zefi, altra sua allieva, per prepararla ad una semplice audizione.

Grande artista e grande uomo. Cosa si può cercare di più in un idolo?

Perché è di questo che parliamo, di divi. Il curriculum di Federico è lungo così tanto che lui stesso fatica a ricordare tutti i luoghi che ha visitato (Copenaghen, Parigi, Londra, Berlino, Tokyo, Cape Town, Johannesburg, Varsavia, Praga, Vienna, Buenos Aires, San Paolo, Shanghai, Pechino, Dubai, Muscat (Oman), Abu Dabhi, Kyoto, Osaka, Montecarlo, Maribor e chissà quanti altri)  e non ha idea di quanti album siano stati incisi in cui lui ha avuto una parte.

E nonostante questo, la semplicità, l’intelligenza e la devozione verso la musica sono solo le caratteristiche più umili di questo divo.

Un educazione esemplare ed una capacità di comprendere l’animo umano nella sua debolezza, un carattere energico ed una attitudine al contatto umano che ricordo vagamente di avere incontrato.

E queste tutto sommato sono solo caratteristiche che arricchiscono l’uomo ma per essere divo è necessario ben altro, occorre fare davvero musica. Ed è con estrema facilità che si può descrivere quindi la voce di Federico.

Baritono potente e dalla grande musicalità, con grande presenza scenica e tecnicamente difficilmente paragonabile alla generazione di divi che lo hanno preceduto. Fa indiscutibilmente parte di quell’onda di nuovi divi che andranno a sommarsi ai nomi importanti di Placido Domingo, Leo Nucci, Katia Ricciarelli, Mirella Freni, o la Divina.

Potente, perché oggi è importante nell’opera. Non facciamoci più abbindolare da discussioni legate alle voci piccole o grosse. Non bisogna mai urlare, se non necessario nell’interpretazione, ma la voce va tirata fuori. Se la voce è piccola c’è tanta bellissima musica da camera, non stiamo lì a girarci intorno! E non lo dico per far credere che sia meglio una voce all’altra. Spero davvero di trovare l’occasione per poter scrivere per una voce piccola. Perché le voci piccole possono offrire cose che le grandi non hanno. Detto ciò bandiamo pure le voci piccole dall’opera dei grandi Maestri del passato. Può essere Mimì una voce grossa. Certo! Non stiamo parlando di esilità di un corpo o sottigliezza di una voce malata, parliamo di vero spessore che anche una malata può avere perché in quanto essere umano è un essere complesso che non discerne la sola malattia ma il mondo che ha vissuto.

Musicalità, perché occorre essere musicisti! Troppi sono i cantanti di importanti manager che non sanno leggere la musica. Figuratevi interpretarla! E va bene che l’Azerbaijan abbia invaso la Scala e molti altri territori musicali però cari manager, la qualità alla lunga paga molto di più di una busta.

Infine presenza scenica. Federico ha una grande presenza scenica. Io penso che qui giochino a suo favore gli oltre 20 anni di presenze sui palcoscenici di tutto il mondo tuttavia la presenza è importante dal primo giorno. Quando sali su un palco non solo devi sapere dove ti trovi ma anche come ti muovi. Ma dovreste vederlo nei panni del Barbiere! Davvero esilarante e capace.

Non so se sono davvero riuscito a farvi comprendere la portata e lo spessore di questo interprete.

Io, che da lui ricevo continue prove di rispetto e affetto, racchiudo semplicemente tutto questo nella parola “amico”.

Una foto con Federico Longhi a Verona
Una foto con Federico Longhi a Verona

 

 

 

Autore: Roberto

Roberto Brambilla - www.robertobrambilla.it - www.robertobrambilla.com - www.taukay.it -

3 pensieri riguardo “Rigoletto per tutti, amico per me”

  1. Condivido tutto quello che ha scritto Roberto. Conosco Federico sin dall’infanzia e il suo successo non ha intaccato minimamente la sua spontaneità e generosità. Capace di emozionare ed esaltare nella bellezza della sua voce ogni sua interpretazione. Sono grata alla vita di esserle amica nel cuore.

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